Bologna nel Seicento era una città dello Stato Pontificio e un vivace centro artistico e commerciale. Molti dei luoghi che ancora oggi caratterizzano la città fanno da sfondo al romanzo. Qui puoi scoprire le chiese, i portici e le strade in cui si muovono i protagonisti.
È una delle vie del centro storico con il tipico portico bolognese. La casa studio della famiglia Sirani era qui, in corrispondenza del civico 7. La strada venne aperta nel 1629, poco prima della terribile epidemia di peste che travolse la città l'anno successivo. Venne chiamata via Urbana in onore a papa Urbano VIII, allora regnante.
Si trova a pochi passi da Via Urbana. Qui durante la peste i bolognesi si riunivano per celebrare la messa all'aperto e per rivolgere preghiere alla Madonna. All'interno della chiesa si trova la cappella della famiglia Guidotti, nella quale sono sepolti Guido Reni ed Elisabetta Sirani.
Sulle prime colline di Bologna, sorge il complesso di San Michele in Bosco. Il chiostro, affrescato dai Carracci, nel '600 era un luogo di studio per i pittori: i maestri ci portavano gli allievi perché ricopiassero gli affreschi. Anche Giovanni Andrea Sirani ci mandò i suoi scolari, ma non Elisabetta che studiò quelle opere solo attraverso delle stampe. Oggi purtroppo degli affreschi è rimasto pochissimo.
La Certosa oggi è il cimitero monumentale di Bologna, ma non era così nel '600. In quel luogo sorgeva un monastero di frati certosini, e la loro chiesa intitolata a San Girolamo. Nei primi decenni del secolo, il priore Daniele Granchio commissionò a diversi pittori una serie di grandi quadri raffiguranti episodi della vita di Cristo. Nella cappella di S. Girolamo, la prima a sinistra entrando, si trovano ancora oggi, appesi uno di fronte all'altro, due grandi quadri realizzati da Giovanni Andrea ed Elisabetta Sirani.
È la chiesa più grande della città (e tra le più grandi di Italia). La sua costruzione ha attraversato tre secoli: dalla fine del Trecento fino al Seicento. La facciata non fu mai terminata. È una chiesa civica: fu voluta e finanziata dal Comune, non dalle autorità ecclesiastiche. In passato veniva utilizzata non solo per le messe, ma anche come luogo di incontro per assemblee pubbliche.
Scorre proprio lungo uno dei fianchi di San Petronio. Nel Seicento c'era la sede dell'Università (l'Archiginnasio) e molte botteghe frequentate da artisti e pittori. Lì si teneva anche una delle fiere più importanti per l'economia cittadina: quella dei bachi da seta. Nella pietra usata per la pavimentazione sono incastonate conchiglie preistoriche fossilizzate: le ammoniti.
Era - ed è tuttora - il cuore della città. Sulla piazza si affacciava il Palazzo Pubblico, che era sede delle autorità cittadine, ma anche luogo di rappresentanza e di cerimonie. La piazza veniva usata per feste e rappresentazioni. La più famosa era la festa della porchetta che si teneva alla fine di agosto.
Nei vicoli adiacenti Piazza Maggiore, dietro il portico del Pavaglione, si tiene tutt'ora il mercato. In questa zona, anche se non sappiamo esattamente dove, Guido Reni aveva diverse "stanze" in cui lavorava. Il suo era infatti un atelier diffuso: con diverse sedi, tutte nei dintorni della Piazza.